• 13 settembre 2018

Prevenzione attraverso l'Istruzione

Filosofia in azienda

Una rete sociale che funziona. Ma l'istruzione?

Leggo con molto piacere delle azioni che alcuni enti pubblici, come la Regione Veneto, hanno messo in atto per assistere imprenditori, e non solo, che si trovino in particolari difficoltà a causa della crisi e specialmente delle “trappole” tese dalle note vicende bancarie. Mi piace constatare, poi, che tali piani di intervento sono effettuati in collaborazione con le realtà sociali dei territori, quali le varie Caritas diocesane e altro. Vedo che c’è una sorta di rete sociale che consente alle persone di non sentirsi sole e abbandonate. Tutto quello che ha un autentico sapore a favore delle persone e delle imprese non può che essere bene accolto.

Ma vorrei richiamare l’attenzione su un aspetto, che da anni vedo alquanto trascurato: il valore preventivo dell’istruzione.

Parto dai numeri. Ancora attualmente il panorama dell’imprenditoria nostrana è oscurato da una tara, che stenta molto a scomparire: il basso livello di istruzione dei nostri capitani di impresa. Infatti, quasi la metà della popolazione adulta italiana ha raggiunto un livello di scolarizzazione che si ferma alla sola terza media. E le cose non vanno molto meglio se analizziamo l’istruzione universitaria: appena il 18% ha concluso un percorso accademico. E poi si dice, con sussiego misto a disprezzo, che ci sono troppi laureati!

Si potrà obiettare che, però, molti adulti, e conseguentemente anche molti imprenditori, cercano di colmare le loro lacune attraverso la formazione non ufficiale, quella che viene denominata formazione informale o non formale. Ma anche qui i numeri non depongono a nostro favore: il 75% degli adulti italiani non partecipa ad alcuna iniziativa di carattere formativo, contro una media OCSE del 50%, ricordando, però, che l’OCSE comprende 35 Paesi del mondo, tra i quali ci sono Paesi notoriamente poco o affatto industrializzati o comunque che non formano il G20.

Infine, si potrà anche obiettare che la pratica vale più della grammatica e questa è stata la consolazione (a mio avviso alquanto peregrina) che finora è stata sempre invocata da chi a scuola ci è andato poco.

Come ho spesso sostenuto, abbiamo serie giustificazioni per capire come mai il dato italiano sull’istruzione ci veda così penalizzati nei confronti internazionali; ma ormai è tempo anche di scrollarsi di dosso questa tara e guardare finalmente in avanti.

Se per i più anziani (persone over 45 anni) ci possono essere state condizioni reali di non frequenza scolastica e meno ancora accademica, queste non possono essere assolutamente più addotte per giustificare il fatto che siamo in tremendo ritardo anche con le leve dei trentenni. Come giustificare che attualmente il 46% dei 30-34enni sia fermo alla misera terza media?

Ma vi è un altro aspetto del problema che voglio sottolineare, collegandomi alla necessità di non lasciare soli né gli imprenditori né alcun altro.

Si è mai pensato che il più potente antidoto alla crisi è l’istruzione?

E che questa è la forma più sociale, più democratica e più essenziale per dotare le persone delle risorse necessarie affinché non arrivino allo stadio terminale? Cioè l’istruzione come prevenzione?

Noi, popolo del Belpaese, siamo stupendamente capaci di risorgere dalle nostre ceneri, di rimediare nelle emergenze, di riparare perfino all’irreparabile. Sembra, quasi, che la natura ci abbia dotato di una straordinaria forza di resilienza, che ci fa comunque galleggiare anche quando i flutti sembrano sommergerci. Ma dovremmo sempre attendere le burrasche per metterci alla prova? Per dire che ce l’abbiamo fatta? Siamo proprio destinati ad essere il popolo delle emergenze continue?

Altri hanno saputo fare tesoro di un antico adagio: il sapere è potere!

Magnifico: il vero potere, cioè la vera capacità non solo di tirarti fuori dalle peste ma soprattutto di non arrivare nelle peste è garantita dal sapere, il quale, da che mondo è mondo, è a sua volta fornito dalla scuola in tutti i suoi ordini e gradi.

L’istruzione è come l’arte della pesca.

Non ti dà il pesciolino per il prossimo pasto, ma ti insegna due cose, una più formidabile dell’altra: ti insegna a pescare e, soprattutto – cosa mai considerata seriamente – ti insegna dove pescare, o qual è il mare pescoso.

Cioè la scuola è una palestra che ti tonifica in modo che tu sai perfettamente come e quanto usare i tuoi muscoli, fino a dove puoi esporti, quando è il momento di fermarti a riprendere fiato. E ti insegna anche dove fare rifornimento, in modo che mai sarai a secco!

Allora, ben vengano gli aiuti in caso di emergenza; ma, per Giove!, usciamo da questo perenne stato di provvisorietà e imbocchiamo finalmente la strada più sicura che ci rende autonomi, quella dell’istruzione.

Diceva Harry Truman, 33° presidente USA: "Not all readers are leaders, but all leaders are readers!", ovvero "Non tutti i lettori sono anche leader, ma tutti i leader sono lettori".

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Lino Sartori - Filosofo AdHoc - website - linkedin

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